Avevo cercato un contatto con Mary Gauthier nel modo piĂą semplice e folle: contattando il suo management. Avevo giĂ fatto delle cose in passato con Mark Spector (che di Mary è il manager) e quindi ho chiesto candidamente a lui. Nel giro di un paio di giorni la cosa è andata in porto, via mail. Domande inviate, risposte restituite. Tutto qui. Impersonale? Forse. In ogni caso le questions/answers sono qui. Nell’attesa di vedere Mary dal vivo in Italia, prima o poi….Â
Walter Gatti – Ci puoi dire se senti le tue canzoni come una tua personale espressione o se in una qualche maniera come voce di tutti quelli che si sentono “tra la luce del giorno e le tenebre”?
Mary Gauthier - Quando scrivo una canzone, sento di scrivere a partire da un luogo in me che io spero sia universale, un luogo che va attraverso di me verso un “tutti”. Io spero di parlare per me stessa, ma anche per tutti coloro che hanno fatto esperienza delle cose di cui parlo. Diciamo che la veritĂ piĂą profonda dentro di me è universale, la piĂą intima parte di me è la parte piĂą universale. Tutti gli artisti autentici lo sanno e cercano di muoversi da li.Â
WG – Puoi spiegare come lavori per un disco? Questo ultimo tuo lavoro è stato prodotto da Joe Henry: quanto è stata importante la collaborazione con lui?
MG – Abitualmente scrivo parole e musica allo stesso tempo. Per questo disco ho scritto una ventina di canzoni, ma solo dieci sono poi entrate nella scelta definitiva. Joe Henry? E’ stato importantissimo per tutto il prodotto. Ha scelto i musicisti e assemblato la band e gli ha dato la libertĂ di fare quello che sapevano fare al meglio: suonare le canzoni nel modo in cui le sentivano. Ho apprezzato il suo lavoro come fosse stato lavoro mio….
WG – Personalmente sento nelle tue canzoni grandi collegamenti con una certa letteratura. Una canzone come Cant’ find way home mi ricorda un recente racconto di James Lee Burke, Jesus out to the sea. In altri momenti mi viene in mente Flannery O’Connor o Faulkner…
MG– Guarda, ho appena terminato di leggere l’ultimo libro di Burke, Tin roof blow down e ho la sua raccolta di racconti Jesus out to the sea. Sono una sua vera fan. Sono anche stata nella casa di Flannery O’Connor e sono anche innamorata della sua letteratura. In effetti questi due scrittori mi hanno influenzato profondamente, piĂą di qualsiasi altro. Â
WG – Più in generale: ami leggere?
MG – Io leggo sempre. Sono per natura una persona “di parole”. Mi piace far emergere me stessa attraverso le parole e ogni mese leggo e sfoglio parecchi libri. Io credo che gli autori - sia di musica che di altra letteratura - debbano leggere. Ogni buon autore che conosco legge costantemente.Â
WG – C’è un forza religiosa e spirituale in alcune tue canzoni, penso a Pray without words. Una forza simile a quella che ritrovo in Van Morrison, Bob Dylan o Leonard Cohen….
MG – Non sono una persona religiosa, mi definirei invece una persona spirituale. Le religioni non mi dicono nulla, mentre invece mi parlano le parole di Cristo oppure le parole di Budda. Quel che so è che c’è una forza creatrice dietro ciò che faccio che non viene da me e che è connessa alla forza creatrice della vita stessa. Non la so comprendere, ma so che c’è. In questo senso sono una persona spirituale. E quindi si può comprendere perchĂ© amo Dylan e Cohen, due degli autori che amo di piĂą…Â
WG – Le tue influenze musicali: puoi dirci chi e che tipo di musica ascolti oggi?
MG – Sinceramente io leggo molto di più di quanto attualmente stia ascoltando nuovi dischi….
22 Ottobre 2007 alle 13:47
bella interview, thanx.. una volta trovai qs bella dichiarazione di MG:
“qual è la differenza tra un t’ruth teller,’ una persona che racconta la veritĂ , e un grande cantautore? La differenza proviene dallo scrivere a proposito della sofferenza. Invece di scappare di fronte al dolore, una persona che racconta la veritĂ ci corre dentro. Da qualche parte lungo la mia strada ho capito che la parte piĂą intima di me era anche la parte piĂą universale. Ho capito che è compito dell’artista rivelare l’umana esperienza. Ci deve essere un modo di rivelare la veritĂ e usarla come uno specchio in cui la gente possa riconoscersi”.
22 Ottobre 2007 alle 20:25
Yes, incontrare una persona e’ sempre una scoperta senza fine.
Si sta aperti e da tutti c’e’ da impapare qualcosa.
Che cosa? Leggendo l’intervista ci sono tantissimi aspetti che mi colpiscono.
Ma questo e’ il punto: le cose si rivelano solo se tuo cuore e’ pronto. E infatti mi colpisce che le domande di Walter trovino immediata eco nelle risposte di MG.
Perche’?
Perche’ WG capisce MG piu’ di quanto MG capisca se stessa.
Perche’?
23 Ottobre 2007 alle 12:52
RIRO: anyway mi rende contento il fatto che ti sia piaciuta l’intervista. Il fatto è che molto spesso la gente non ha un tubo da dire. Anche gente che ha sensibilitĂ , pure intelligente, ma non ha nulla da comunicare. Nel senso che le loro canzoni sono meglio di loro stessi. Ho la sensazione che non sia il caso di Mary, che per mille motivi è una persona che ha sofferto e vissuto molto.