JONI MITCHELL: SHINE

Posted on Martedì 25 Settembre 2007


È arrivato! Proprio in questi giorni è giunto nei negozi il nuovo disco di Joni Mitchell. Da mesi se ne parlava, ma solo a riguardo di notizie marginali, forse importanti, ma marginali. Si sapeva che l’artista canadese aveva cambiato etichetta e dopo moltissimi anni di collaborazione con la Reprise passava alla Hear Music, marchio di proprietà della Starbucks - che mi fa pensare più al caffè che alla musica; sapevamo che Joni stava lavorando ad un grosso progetto dopo l’importante esperienza di musicare un balletto; sapevamo che dal 1998, anno di Taming the Tiger, non pubblicava nulla di nuovo; sapevamo che Joni aveva avuto qualche problema di salute, lei che nel prossimo novembre compie 64 anni ma che nel nostro immaginario è sempre la splendida ragazza bionda dal sorriso ammaliante. Ma ora lo abbiamo in mano con la sola voglia di ascoltarlo; già subito una novità visto che sulla copertina non c’è un suo dipinto, al quale ci aveva abituato, ma la foto di un corpo di ballo che ci ricorda The Fiddle And The Drum, il lavoro recentemente realizzato assieme al coreografo dell’Alberta Ballet Jean Grand-Maître. Shine, questo il titolo del disco, contiene 10 brani come al solito completamente scritti e prodotti dall’artista e interpretati con il supporto di pochi bravissimi partner; tra questi emergono il sassofonista Bob Sheppard, memore dell’esperienza di Joni con Wayne Shorter e, nel brano che da il titolo al disco, James Taylor con un intervento minimalista ma di grande classe. Il disco si apre con un pezzo strumentale (One Week Last Summer) accompagnato da una nota, quasi un diario di una settimana dove Joni ci racconta, nella calma della natura attorno alla sua piccola casa sul mare, la decisione di riappoggiare le mani sul pianoforte dopo quasi un decennio; e termina con If, adattamento della nota poesia di Rudyard Kipling che Joni fa sua quasi a manifesto di un impegno sociale che trapela ovunque. In mezzo altre 8 canzoni, calme ma profonde, costruite semplicemente ma che arrivano al cuore soprattutto quando rappresentano un grido di disperazione (o forse di speranza) per un mondo che non sta proprio andando nella direzione giusta e si invoca “lo spirito dell’acqua che infonda genialità per salvare questo luogo” (This Place); oppure un accusa alla voglia di guerra degli uomini che hanno trasformato la Terra in una pira di morte (If I had a Heart) ma anche speranza in persone che “si rimboccano le maniche”  (Hana) nonostante brutti presentimenti (Bad Dreams). Torna poi il grande taxi giallo scritto nel 1970 dalla signora del canyon  ma ancora attualissimo dove si denuncia che “hanno asfaltato il paradiso, e ci hanno messo un parcheggio!” (Big Yellow Taxi). Più corale ed elettrica invece Night of Iguana ma si ritorna subito all’intimismo con Strong and Wrong con l’accusa ai moderni culti. Shine merita di dare il nome al CD per la sua profonda preghiera, la speranza che un tocco di luce illumini tutti.Non tradisce le aspettative questo disco da ascoltare con le orecchie e con il cuore, bello musicalmente ma carico di impegno politico e sociale di cui Joni Mitchell è sempre stata ambasciatrice.

Davide Palummo


6 Commenti a “JONI MITCHELL: SHINE”

  1. Davide scrive:

    Dal punto di vista commerciale sicuramente è una bella iniziativa. Ci ha insegnato Nick Horby a considerare le aree chiassose di Starbucks come isole dove incontrarsi, ma….ma io continuo a voler comprare i dischi dal NEGOZIO DI DISCHI dove l’acquisto è accompagnato da una parola, un consiglio, una ricerca di un disco per trovarne un altro, incontri con amici e persone che amano la musica.

  2. Walter scrive:

    Dico una cosa su Joni, solo perché una circostanza - stasera - mi ha fatto riflettere. Lei è grande, no problem. Però…. Ecco la circostanza ed ecco il però. Sono qui a un convegno e stasera a cena chiacchero amabilmente con quest’amica. Parliamo di musica e di Joni. Lei mi dice “Joni è la più grande di tutte, di fronte a lei le altre sbiadiscono…”. Io annuisco. Poi però mi viene un pensiero. “Quella di fronte a cui tutte le altre sbiadiscono secondo me non è Joni, ma Janis Joplin”. Janis, la “mia Janis”. Quando lavoravo alla radio, il mio primo proramma in solitario (sto parlando del 75-76, RadioLodi) si intitolava Summertime e la colonna sonora era il pezzo nella versione Live. La trovavo persino bella, lei che bella non era. Eppure c’erano alcune foto in cui era magnifica. Desolata e in attesa di affetto, l’espressione di migliaia di anni di richiesta di affetto, di amore che vincesse per sempre la solitudine. Quando guardavo le sue foto e ascotlavo le sue canzoni, Piece of my heart, Ball and chain, Mercedes benz, sentivo di esserle vicino, mi chiedevo come avessi fatto a mancarla di quella manciata di anni. Ecco: Joni è grande, ma la più grande di tutte, anche di tutte quelle che verranno, è Janis. Sorry….

  3. Paolo Vites scrive:

    mi piace un sacco lauryn hill… andai anche a Londra apposta per vederla in concerto anni fa, un concerto travolgente… e l’unplugged che fece qualche anno fa era un gran disco, purtroppo passato inosservato, poi l’ho persa di vista…

    dolores è simpatica ma niente più (per me)…. allora punto su emmylou harris ma ho paura sia un po’ stagionata :-)

    ma restando alle ‘giovani’, non cambierò nessuno al mondo con la divina BETH ORTON….. semplicemente fantastica…

  4. amministratore scrive:

    Se vogliamo fare gli elenchi delle migliori, allora io ci metterei dentro anche Annie LENNOX, che mi piace alla follia (devo ancora sentire il nuovo cd…) e ho avuto un folle amore per Grace Slick, amore valido sia in tempi da sobrio che in altri da meno sobrio. Lauryn non mi acchiappa e Dolores, così così. Nora Jones mi interessa (sia da sola, che con i vari Ryan Adams o Little Willies….). Una grande cantautrice del sud è Mary Gauthier, che mi ha affascianto con i suoi primi 2 dischi. E poi, boh, devo pensarci….

    Bye, Walter

  5. Davide scrive:

    mi piace questa discussione, non tanto per l’essenza (ognuna ha la sua classifica) quanto per l’interesse che la voce femminile crea: non finiremo mai ovviamente di esprimere le nostre preferenze ed i nostri amori dalle meno note (Phoebe Snow, Joan Armatrading, …) alle celebri (Rickie Lee Jones, Susan Vega, …). Il fatto è che la voce femminile ha dato tanto alla musica rock (e non solo).

  6. walter scrive:

    Non vorrei dimenticare un mio amore, Natalie Merchant. Sublime. E forse meglio da sola che con i 10000 manicas. Il suo LIVE IN CONCERT è un gioiello da conservare. E lì dentro la versione di Carnival è una delle più belle canzoni che abbia mai sentito in vita mia….

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