INTERVISTA A GREG KOCH: TELECASTER, UMORISMO E VITA QUOTIDIANA

Posted on Lunedì 14 Dicembre 2015

greg koch
Quando Greg Koch sul palco interpreta rock e blues, country e jazz trastullandosi velocemente sulle corde della sua Telecaster, inevitabilmente fa pensare a un prestigiatore. Ma abilità e tecnica non sono nulla, se non c’è un’idea di musica a far da collante, un suono a cui tendere, un sentimento di compiutezza attorno a cui far funzionare il tutto.
Fortunatamente non-narciso, dotato di un sense of humor unico e distinguibile, Koch – nato a Milwaukee nel 1966 – è il chitarrista che da oltre venti anni Casa Fender ha scelto come proprio dimostratore ufficiale nelle più importanti clinics ed expo americane. E’ lui che conduce i musicisti alla scoperta dei meandri di Telecaster (la sua chitarra d’elezione) e Stratocaster, alternando questo lavoro a quello di autore di testi di training per il più importante editore musicale degli States e a quello di musicista on the road.
Chi l’ha visto poche settimane fa al Giardino di Lugugnano è rimasto emozionato scosso: padronanza e divertimento, feeling e simpatia, un virtuosismo trascinante e mai noioso. Sulla sua ispirazione gravano Danny Gatton e Roy Buchanan, Albert Lee e James Burton, Jimi Hendrix e Albert King, Charlie Christian e Stevie Ray Vaughan, Duane Allman e Larry Carlton in parti differenti.
Anni fa, al Soave Guitar Festival, aveva sbalordito; pochi giorni fa, a Lugugnano, ci ha… eccitato. Altissimo (siamo sui due metri), di rara simpatia proprio nella sua presenza scenica on-stage, alterna nelle sue serate pezzi originali, citazioni e medley (Hendrix, Beatles, Led Zeppelin, Johnny Cash, Dylan…) creando un sound unico, via di mezzo personalissimo tra tutti i generi che sono emersi dalla feconda fucina nord-americana. Lo abbiamo intervistato mentre è tornato nella sua tranquilla cittadina del Wisconsin

Buon giorno Greg: hai molte differenti occupazioni nella tua vita professionale musicale: artista, insegnante, dimostratore, autore di saggi e manuali. Quale è il filo conduttore di tutte queste poliedriche attività?

Sinceramente dico che mi sarebbe piaciuto passare il tempo solo suonando con la mia band – i Tone Controls - come mia unica occupazione, la band che avete visto poche settimane fa anche in Italia, a Verona. Noi tre abbiamo iniziato 25 anni fa insieme e il nostro obiettivo era portare in tour quello che era la nostra produzione originale. Il nostro sound è una miscela originale di stili che è difficile catalogare e categorizzare e la nostra mancanza di comunicazione e marketing ci ha reso piuttosto complicato il farci conoscere oltre il Wisconsin e uscire dalla nostra hometown. In ogni caso la mia versatilità sulla chitarra apertura mentale e è stata per me un vantaggio quando casa Fender e l’editore Hal Leonard mi hanno chiamato per fare dimostrazioni e per scrivere libri e manuali. Devo poi dire che appena ho messo su famiglia e avuto figli è diventato importante trovare tutti i possibili modi per mantenerla senza essere in concerto on the road per 300giorni all’anno. Così oggi devo dire che con tutte le cose che sto facendo ho trovato un modo divertente per dire e suonare quello che voglio, che è una cosa piuttosto simpatica…

Sei uno dei più completi e versatili chitarristi in circolazione. Eppure hai prodotto relativamente pochi album. Come mai? Troppe occupazioni gravano sulle tue spalle?

In tutti questi anni ho prodotto 14 cd con il mio nome, che non sono nemmeno pochi. Sfortunatamente direi nessuno dei dischi è stato promosso in modo decente. Spesso dimentico la quantità e varietà di cose che ho registrato e inciso durante gli anni. Attualmente sono seduto su una quantità immensa di materiale non ancora prodotto. Io adoro registrare, ma odio fare promozione e marketing dei miei dischi: sicuramente è più divertente stare in tour che fare pubblicità a quello che hai fatto e inciso. Senza contare che il quantitativo di denaro che devi spendere affinchè qualcuno si accorga dei tuoi dischi è spropositata. E quindi: non credo che farò troppa promozione nemmeno nel futuro.

In scena porti sempre una notevole carica di umorismo. Tante rockstar sono seriosamente concentrate su se stesse e forse la domanda che si faceva Frank Zappa – se l’umorismo appartenga alla musica rock – è ancora valida oggi….

In molti modi il music business è uno scherzo colossale, così avere un buon senso dell’umorismo è un bel vantaggio per chi ci vive dentro. A parte le battute: io sono così, simpatia e sorriso fanno parte di me e sono sempre lo stesso sia che sia sul palco sia che non lo sia. Posso dire che l’umorismo è sempre nel menù della mia vita. Qualcuno lo apprezza, altri no, pazienza…

Hai mai pensato o auto l’occasione di unirti ad una grande rock band, una di quelle con audience da stadio?
Posso onestamente dire che ho le competenze e l’attitudine per essere un ottimo chitarrista in grandi band, ma l’opportunità non si è mai presentata. Devo anche dire che ho sempre voluto avere il mio gruppo: sono molto più un leader che un comprimario. Forse non sarei contento di essere una chitarra affittata da qualcuno.

Facciamo un salto negli anni 60’: tra Beatles, Rolling Stones e Who quale è la band con cui avresti voluto suonare?

Sicuramente gli Stones.

Il più importante disco della storia del rock?

Anche qui, senza dubbio: Axis: Bold As Love

Hai interessi verso la musica classica?

Adoro ascoltare musica classica da sempre. La Firebird Suite di Igor Stravinsky è sempre in cima alle mie preferenze.

Il mondo musicale è pieno di ottimi chitarristi “sconosciuti”. Nell’epoca dell’Mtv-power è ancora possibile per un artista della sei corde arrivare al grande pubblico?

Ci sono molti grandi chitarristi in circolazione, ma la mancanza di guadagni economici per quelli che hanno abilità tecniche innovative e sviluppano nuove armonie li relega nell’anonimato. E questo, ovviamente, rende difficile al pubblico di sentirli e riconoscerli. Non vedo un grande mercato futuro per tutti i migliori.

Ti propongo quattro chitarristi che personalmente apprezzo in modo particolare per il loro mix di tecnica, feeling e jamming attitude: Luther Dickinson, Derek Trucks, Jimmy Herring and Trey Anastasio. Cosa pensi della loro produzione?

Apprezzo enormemente lo stile di Derek e Jimmy. Poi devo dire che sono amico di Jimmy da tanti anni. Mi piace quello che ho sentito di Luther, anche se lo conosco di meno. Invece – magari sarai sorpreso - non ho ascoltato molto dei Phish anche se quello che ho incrociato della loro produzione l’ho trovato sicuramente interessante.

Il sentimento religioso e spirituale appartengono da sempre alle fondamenta dei musicisti americani. Ti ritieni religioso? Credi che spiritualità, felicità, morte, ricerca di senso siano ancora valori per i musicisti di oggi come nei decenni passati?

Non posso dire di essere religioso, ma certamente ho una mia spiritualità. Mi piace la frase: “la religione è per quelli che hanno paura di andare all’inferno e la spiritualità è per quelli che ci sono già stati”. Leggo molto sull’argomento e ho abbracciato la posizione di “essere aperto a tutto e attaccato a nulla”. Ho sempre pensato che la musica, e in particolare le fasi di improvvisazione, ti conducono dentro a qualcosa di spirituale. Allo stesso tempo credo che l’egotismo e l’autoreferenzialità nella musica rock e la completa ossessione musicale che cancella tutto il resto dalla vita possano essere un autentico blocco verso il completamento spirituale e la vera felicità da parte di molti musicisti.

Quante chitarre ci sono nella casa di Greg Koch? E soprattutto: come ha fatto la Telecaster a diventare il tuo strumento principe?

Attualmente ho circa 25chitarre, ma potrei anche sbagliarmi sul numero per difetto. Suono primariamente Telecaster perché semplicemente è lo stumento che si adatta perfettamente al mio suono e alla mia personaità. Ho avuto il primo modello quando avevo solo 15anni ed in realtà questo è avvenuto molto casualmente: volevo una Stratocaster per regalo, ma la Telecaster è il modello quello che mi è arrivato e quindi mi sono adeguato ed ho imparato su quella. Poi non me ne sono più staccato: ho suonato molte altre chitarre durante gli anni, ma sono sempre tornato alla Tele per la sua purezza di suono e facilità di uso.

Ti abbiamo sempre visto e sentito in formato elettrico: ci sono sei corde acustiche nella tua dotazione?

Si, certo. La mia preferita è la Martin D-28Hd

Per finire: Greg tu hai una famiglia numerosa. I tuoi figli sono stati “contagiati” dalla passione musicale?

I miei figli sono tutti appassionati alla musica, ma solo il più grande ha seguito la mia strada: suona la batteria ed è tra i musicisti di Play Well With Others (ndr: è l’ultimo disco di studio, registrato con la collaborazione degli amici Paul Barrere e Robben Ford). Gli altri tre giochicchiano con differenti strumenti, ma sono molto più appassionati al teatro. Sono tutti ben dotati di umorismo e capacità di stare in scena in varie commedie a cui hanno già preso parte. Loro apprezzano quello che faccio, ma non mi sembrano particolarmente impressionati dal lavoro musicale del loro vecchio…


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