TERESA SALGUIERO, O MISTERIO: SCOPERTA DI UN MONDO

Posted on Venerdì 8 Giugno 2012

teresa salguiero
A un centinaio di chilometri a sud di Lisbona, a mezza collina davanti alle acque dell’Oceano, c’è il convento trecentesco di Arrabida. Un piccolo conglomerato francescano di chiese, cappelle, refettori e celle monacali. E’ qui che Teresa Salguiero si è fermata per realizzare il suo nuovo e immenso disco, O Misterio. Son trascorsi gli anni dai Madredeus, da Existir e da O Paraiso e dalla collaborazione feconda con Pedro Magalhaes, ma la cantante lusitana continua algida e impalpabile nel suo percorso musicale, fatto di nostalgie per il fado e di reminiscenze religiose, con una voce emozionante messa al servizio di una poetica difficilmente paragonabile con altre nell’attuale scenario mondiale. Questo suo nuovo album (quindici pezzi) ruota come nel passato attorno alla sua voce intima e preziosissima, e alle sue parole, piccoli scandagli di forza evocativa e luminosissimi fasci di luce. Il disco ruota attorno alla canzone guida e alla sua rivelazione: “Abbraccio la paura, portata dalla memoria. E’ nel mistero, che io trovo la pace”, e percorre fatti della vita, occasioni, singoli eventi (A batalha – La battaglia; Ausencia-Assenza; A estrada-La Strada; A espera-L’Attesa; A Partida-La Partenza) con tratti di dolcezza domestica, di sproporzione metafisica e di insolita compartecipazione, inusitate in tempi di rapidità, noncuranza e svuotamento.

La Salguiero parla di vita e di amore, di presenze e di assenze senza un solo brandello di banalità, attualizzando memorie e sentimenti antichi. Dietro e dentro le sue parole ci sono i salmi e le laudi, ma anche le poesie d’amore di Florbela Espanca, un po’ di Pessoa e De Andrade, ma anche le canzoni popolari, l’eterna sfida del mare e delle partenze, il dedalo di vite e di strade di Lisbona, la nostalgia, il destino, la morte, gli addii (A partida: “Vorrei solo dire, Che ringrazio e mi abbandono. Ho l’amore che mi insgena a vivere, mentre aspetto l’autunno. Solo chi ho amato mi accompagna. Mi protegge. Solo l’amore resterà”)
Per lei “La forza e la virtù, che ho forgiato per me, non sono di ferro di fuoco, io non combatto così. La mia spada, il mio scudo, la mia preghiera, la mia fede sono nei versi di una canzone” (A Fortaleza), parole che rimangono ad aleggiare come in un giardino di fiori e memorie, con fisarmoniche che sanno di tango e di oscurità e qualche chitarra che ogni tanto impreziosisce di lontane emozioni elettriche anche gli arrangiamenti più prevedibili.

A poco più di quarant’anni, la Salgueiro continua a centellinare questa sua musica anacronistica, senza punti di contatto con gli altri, anche migliori, progetti musicali. Lei si muove e produce con stupefacente grazia, con una leggerezza che sa di acquerello, in un contesto che si muove cinematograficamente tra musica da camera, suoni etnici ed echi di partiture moresche. C’è tanto ritmo nelle sue canzoni, anche se non appare, per via di percussioni sempre fisiche, ma mai invadenti. C’è tanta atmosfera umana, c’è la consapevolezza di una donna-artista di spingersi sempre più in là sul limitare di ciò che non si sa più definire se parola cantata o canto poetico. E’ musica che s’affaccia sulle grandi e semplici verità, dove anche un’assenza conduce a interrogarsi e a interrogare: “Destati, perché nella realtà, Esiste la verità, La parola più giusta, Mantieni sul mondo, Uno sguardo profondo, Uno sguardo sempre all’erta” (La Maschera). E quando è amore, sentimento, corproreità, Teresa lo fa con una sensualità da giardino dell’Eden: “Vieni con me a vedere il chiaro di luna, Il firmamento, Lo splendore delle stelle, di tutti gli astri, In movimento, Avrei voluto, Imitare la loro danza, il loro incanto, Spogliare la mia speranza… Possano le mie mani venire ad essere il balsamo, per guarire le tue ferite” (Cantico).

Una canzone, superba, contiene forse il tutto, il pienamente completo di questa meravigliosa artista, A Espera: “Canto la nostalgia, qui il tempo non riesce a raggiungermi. Canto la nostalgia. Canto quest’attesa. L’eternità”. Con Teresa, voce e pianoforte, nel disco vivono solo quattro giovani musicisti (Torres al contrabbasso, Santos alle chitarre, Lobato alle percussioni e Caris Marcelino, giovanissima, alla fisarmonica). O Misterio. Una cosa da scoprire.

Walter Gatti


2 Commenti a “TERESA SALGUIERO, O MISTERIO: SCOPERTA DI UN MONDO”

  1. Orfeo Notaristefano scrive:

    Teresa Salguiero, una scoperta, grazie, sono belle anche le cose che scrivi. Si capisce che scrivi di cose di cui capisci, che hai studiato. Molto bene. Ma, proprio in virtù di questo, non posso che lanciarti la mia provocazione, il mio tormentone da mesi a questa parte. Mi hai detto che “La differenza tra me e te” non l’avresti più ascoltata, che ce ne sono a centinaia di pezzi così. Ovviamente non sono d’accordo. Per me “La differenza tra me e te” resta un capolavoro assoluto. Ma te ne propongo un altro: “L’amore è una cosa semplice”. Tu scrivi di Teresa Salguiero: “La Salguiero parla di vita e di amore, di presenze e di assenze senza un solo brandello di banalità, attualizzando memorie e sentimenti antichi”. Ecco, è proprio questo che c’è in Tiziano Ferro, proprio questo, credo che dovresti ascoltare più attentamente. Tu sai che vado sempre verso sud, attraverso autostrade, tunnel non illuminati, viadotti, ponti tra le montagne, per esempio tra Sala Consilina, Padula Buonabitacolo e Lagonegro. E Tiziano Ferro: “Questa è la mia gente. Sono le mie strade e le mie facce. I ponti che portano a quando ero bambino”. Eh, è proprio lo svincolo di Lagonegro che dà l’idea del tutto. “I ponti che portano a quando ero bambino”. Trovo che sia bellissimo. E in un’altra canzone lui canta: “E sarà bellissimo”. Ed è “La differenza tra me e te”. Ma penso che “L’amore è una cosa semplice”…..ascolta, poi ne riparliamo. Un abbraccio, Orfeo.

  2. Ferdinando scrive:

    Salgueiro, non Salguiero

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