FABER: L’AMICO FRAGILE SI MOSTRA A GENOVA

Da alcuni mesi si stanno susseguendo le commemorazioni per Fabrizio De André, a dieci anni dalla sua morte: pubblicazioni di libri e CD, convegni, concerti, trasmissioni radiofoniche e televisive. Ma la sua Genova gli rende omaggio in modo speciale con una mostra a Palazzo Ducale (fino al 3 maggio: info al sito www.palazzoducale.genova.it/deandre/): in uno spazio espositivo distribuito su alcune semioscure sale, viene offerta un esperienza toccante che fa rivivere al visitatore, suo fan o solo curioso, la poetica espressiva di un personaggio che appare subito profondo e comunque importante per la nostra cultura, non solo musicale; la mostra, utilizzando un linguaggio multimediale, ci permette di ripercorrere la vita di De André, dall’infanzia fino agli ultimi giorni, e ci fa entrare in contatto con la sua formazione, le sue idee, le sue posizioni politiche, la sua voglia di raccontare storie, ma soprattutto la sua onestà intellettuale. Dalle sue stesse parole si coglie la necessità della sua musica: “cosa avrebbe potuto fare alla fine degli anni cinquanta un giovane nottambulo, incazzato, mediamente colto, sensibile alle vistose infamie di classe, innamorato dei topi e dei piccioni, forte bevitore, vagheggiatore di ogni miglioramento sociale, amico delle bagasce, cantore feroce di qualunque cordata politica, sposo inaffidabile, musicomane e assatanato di qualsiasi pezzo di carta stampata? Se fosse sopravvissuto e gliene si fosse data l’occasione, costui, molto probabilmente sarebbe diventato un cantautore”. Si coglie la rabbia, la convinta anarchia e l’attenzione per le minoranze, l’atteggiamento da poeta maledetto aspirante all’utopia di un mondo migliore, la fame di cultura ed il desiderio di esprimersi con un linguaggio ermetico e poetico al tempo stesso, la musica.
Come dicevo, la mostra si snoda su 5 stanze in un percorso multimediale affascinante che cerca di farci cogliere l’essenza dell’opera e della vita di Fabrizio De André, che si concede subito come Faber, amico fragile: bellissimo, originale e coinvolgente l’allestimento curato da Studio Azzurro (www.studioazzurro.com).
L’ingresso nella prima stanza ci presenta subito le tematiche fondamentali della sua poetica, ricorrenti in tutte le sue opere perché alla base del suo sentire e vivere la vita. Nella penombra e circondati da pareti che propongono quaderni, testi di canzoni, fotografie, documenti autografi, strumenti musicali si presentano a mezz’aria 6 pannelli su cui sono temporizzate alcune retro-proiezioni sui temi cari a Faber: Genova, le donne, l’anarchia, gli ultimi, la guerra, la morte. Da interviste e canzoni si coglie subito l’impegno di Faber che dice che “la musica, il canto, sono espressione dei propri sentimenti, della propria gioia, del proprio dolore. A volte un tentativo di autoanalisi e, analizzando te stesso, offri una via agli altri per analizzare se stessi. Le canzoni servono quindi a formare una coscienza”.
La seconda stanza ci propone la musica di Faber: alle pareti fotografie e manifesti, al centro della stanza raccoglitori con gli LP: questi fungono da indice per attivare un esperienza multimediale coinvolgente; infatti posizionandoli su appositi tavoli di legno e con l’ausilio della tecnologia si attivano proiezioni che ci raccontano il disco, attraverso la musica, le interviste e contributi filmati. Da qui si capisce che Faber avrebbe potuto fare solo il musicista come lui stesso ha confessato: “La musica? Mi sedusse un po’ alla volta, come una troia prudente. Comincia con qualche mormorio fioco, poi divenne balbuzie e piano piano acquista la franchezza di un linguaggio che, per quanto elementare, era comunque il mio”. Bellissima la galleria di immagini che ritraggono Faber durante i suoi concerti così pure le copertine dei dischi, 33 e 45 giri, dove appare con la faccia pulita giovanissimo negli anni 60, poi più segnato in quelli degli anni 70 fino a lasciare spazio ad immagini diverse negli anni 80 e 90.
La terza stanza è dedicata ai mille personaggi creati e raccontati da Faber. Ancora una volta il linguaggio multimediale ci fa immergere in un esperienza emozionante: al centro della stanza su tre pannelli vengono proiettati filmati, in una cornice da tarocco, che ci raccontano i vari personaggi con il sottofondo delle relative canzoni. E così ci vengono presentati Carlo Martello, Marinella, Piero, Bocca di Rosa, il bombarolo, Andrea e tutti quei personaggi ormai entrati nella memoria collettiva e che ci sembra di conoscere intimamente dopo averli sentiti narrare dalle sue canzoni, personaggi ispirati dalla cronaca o immaginari, ma comunque reali e vivi. “La maggior parte delle mie canzoni nasce come brevi racconti. E’ la materia stessa del narrare a suggerirmi la musica. Solitamente scrivo le mie canzoni descrivendo persone che ho incontrato e che, in qualche modo, mi hanno interessato. Per loro invento una storia fantastica che metta in risalto le loro caratteristiche”. Un touch-wall permette al visitatore di comporre il proprio tarocco che verrà poi proiettato ed inserito nella galleria degli altri tarocchi, dando così alla mostra il contributo del visitatore.
La quarta stanza è dedicata alla vita di Faber: non solo viene presentata una cronologia sulla parete di fondo assieme a vari contributi fotografici e manoscritti ma soprattutto, e nuovamente con il supporto tecnologico e multimediale, alcuni contributi audiovisivi. Al centro della stanza sono presenti 25 lastre che inserite in proiettori dalla forma di lanterna attivano altrettante proiezioni sulla vita di Faber che, ancora una volta, si interroga su temi fondamentali: “Cioran, uomo di grande lucidità, diceva che la vita, più che una corsa verso la morte, è una disperata fuga dalla nascita. Quando veniamo al mondo affrontiamo una sofferenza ed un disagio che ci portiamo avanti tutta la vita, quelli di un passaggio traumatico da una situazione conosciuta all’ignoto. Questo è il primo grande disagio. Il secondo, non meno traumatico, è quando ci rendiamo conto che dobbiamo morire. L’uomo diventa grande, diventa spirituale o altro, quando riesce a superare questi disagi senza ignorarli”.
La quinta stanza è attrezzata come una sala da proiezione e presenta varie ore di filmati provenienti dagli archivi della RAI relativi alle poche apparizioni di Faber, sempre schivo e poco attratto dal mondo dello spettacolo: è comunque un vero piacere vederlo e sentirlo parlare, capire le sue posizioni sulle questioni sociali, sul valore della musica, sulle scelte che lo hanno portato a vivere intensamente la sua vita. Ma quello che si deve sapere di Faber viene dalla sua musica che, nonostante spesso risulti ermetica ed oscura, parla un linguaggio chiaro e diretto al nostro cuore: basta saperlo ascoltare.

Marzo 2009, Davide Palummo

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