COSE BUONE DA GRAMMYLAND

Posted on Venerdì 13 Febbraio 2009

Due notti fa i Grammy awards hanno dato il responso sull’annata 2008. Guardando i premiati ci sono molte cose da dire. Si sa che la discografia americana è quella che conta di più, che la discografia indipendente non approda mai ai vertici e che spesso chi vince è prevedibile (come d’altronde il mondo Academy per quanto riguarda gli Oscar cinematografici), eccetera…. Ma tante cose quest’anno mi hanno fatto piacere. Vado con ordine:

ROBERT PLANT E ALISON KRAUSS: un trionfo. Con Raising sand il duo più discutibile dell’anno ha fatto piazza pulita, massacrando i favoritissimi e intiepiditi Coldplay. Il più grande cantante di hard-rock non avrebbe forse mai pensato di dominare con un disco di purissimo country-bluegrass. E lei, già dominatrice di categoria, non avrebbe forse pensato di riportare la musica tradizionale bianca alle vette del successo, operazione che negli anni scorsi era riuscita solo a Garth Brooks.

 MARS VOLTA: sono tra i miei preferiti e vederli vincere con Wax simulacra è stato un godimento. Dopodichè li hanno inseriti tra gli album hard rock, perché la casa dell’alternative era già occupata (vittoria dei Radiohead, peccato per Modern guilt di Beck). Ora i due ragazzi Mars hanno qualche chance in più di farsi sentire: avanti chi non ha paura di genialità, impatto sonoro, avanguardismo totalizzante, cratività ribelle, poetica dell’eccesso….

jennifer-hudson_lJENNIFER HUDSON: dopo l’incredibile storia che l’ha coinvolta (assassinio della sua famiglia) questa ragazza ha centrato il successo. Nessuno l’avrebbe mai detto qualche anno fa. Figlia del popolo televisivo (ha vinto American Idol), scelta da Paul Simon per cantare gospel, ha centrato il Grammy con il suo primo album. Voce da rimanere incollati alle casse, impostazione gospel inconfondibile, vittoria inattesa. Però! Proprio vero che negli Usa tutto è possibile….

IN ORDINE SPARSO: belle anche le affermazioni di Bela Fleck (Jingle all the way, miglior album strumentale), John Mayer (un paio di Grammy per un ragazzo dall’enorme talento e senza ancora una chiara direzione di marcia), dei Blind Boys of Alabama (gospel tradizionale) e di dr.John (tra i contemproary blues album) con l’ottima prova di City that care forgot: da due anni il dottore sta solo cantando della sua desolata New Orleans ed è un bene che l’abbiano premiato….
 


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