DANIEL LANOIS: FOR THE BEAUTY OF WYNONA

Posted on Mercoledì 16 Gennaio 2008

  Tra i musicisti verso cui ho una venerazione sconsiderata, un posto pressoché inattaccabile lo occupa Daniel Lanois. Il canadese, classe 1951, è per molti un “produttore” e poi un musicista, per me è un produttore perché è un musicista. Certo ha lavorato sui dischi di Dylan (Oh mercy e Time out of mind), Peter Gabriel (Us), U2 (Joshua tree e Achtung Baby, trasformando una canzoncina in un capolavoro: Love is blindness), Willie Nelson (l’intensissimo Teatro), ma soprattutto ha realizzato lui stesso un disco eterno, For the beauty of Wynona. Uscito nel 1993 e non ancora esplulso dalla mia personale heavy-rotation, registrato con quattro turnisti dell’area di New Orleans (più l’aggiunta di un ottone), questo album risponde alla domanda fondamentale che Lanois esprime in ogni suo lavoro: ho una canzone, ho una melodia, ho una ritmica, e ora che cosa ne faccio? E’ il tratto distintivo finale quello che il canadese ha in mente, il percorso dall’intuizione alla vestizione, dall’enunciazione alla fruizione. In questo suo passare dall’idea al prodotto finale, Daniel Lanois ha un approccio di costruzione fisica che mi fa pensare agli artigiani, agli scultori, alla capacità di modellare la pietra in modo sempre diverso e in questo disco tutto questo esce in tutta la sua forza ammaliatrice. Idea e produzione, uso di filtri ed effetti: tutto è suono, tutto è progetto sonoro nelle mani dell’artigiano. Brother LA è una ballata rock piena di filtri e distorsioni registrata su non so quante piste mentre l’eterea The collection of Marie Claire lo riporta ai tempi del suo precedente Acadie, tra chitarre acustiche e strofe in francese, The messenger è un quadro impressionista inquietante e dalla voce straziata. Dopodichè per una serie di motivi personali e passionali, la banalità di Death of a train è quella che più mi affascina, con quella sua cadenza limpida e pigra, con quel suo esplodere di chitarre distorte sul calar della sera, con quel suo descrivere la storia della vecchia vaporiera sul binario morto. Convincente, sorprendente anche quando – con Shine, nel 2003 – decide di costruire un album di ovatta e di spirito, Daniel Lanois rimane una novità incombente. Per questo, parlando di “novità ed attese del 2008”, da lui mi attendo molto.

Dalla fine del 2006 il canadese ha iniziato a lavorare su un progetto chiamato HereIsWhatIs, un work in progress che ha coinvolto vecchi amici (da Emmilou Harris a Brian Eno, da Bono a Ruben Blades) e che è diventato inizialmente un film presentato al Toronto film festival, bizzarra idea di un film che viene “prima” del disco di cui narra la gestazione. Dal 27 dicembre Lanois ha messo a disposizione HereIsWhatIs sul sito web della sua casa discografica (http://redfloorrecords.com/HereIsWhatIs.htm) a 9.99$. Il prodotto “fisico” sarà disponibile solo a partire dalla primavera. Io me lo sono ordinato on web. Ne parlerò più avanti: il mio 2008 inizia da lui….

Walter Gatti


3 Commenti a “DANIEL LANOIS: FOR THE BEAUTY OF WYNONA”

  1. Davide scrive:

    Interessante il personaggio Daniel Lanois; condiviso appieno il tuo apprezzamento per lui spaicente che sia stato più un session man che un autore di lavori propri….FOR THE BEAUTY OF WYNONA è ricchissimo di spunti musicalmente validissimi…non ultimo la bella copertina, foto di Jeri Heiden.
    Bellissima la chiusura della cover song:

    Tangled in your fishing net
    right here in my own bed
    Drowning in the tears I shed for
    the beauty of Wynona

  2. amministratore scrive:

    Lanois fa giustamente parte del manipolo di produttori che “hanno da dire qualcosa quando producono”. Che poi questo diventi invadenza o protagonismo, beh, sta alla misura delle persone restare “nella misura” delle cose (lo diceva pure Shakespeare). A parte questo Wynona per me è un disco epocale. Gli ho dato 10 (dieci) a quei tempi, gli do 10 (dieci) pure adesso. Acadie è bello, Shine così così, Wynona è immortale. Sarò fondamentalista, ma lo adoro…..

  3. stefano falovo scrive:

    Io purtroppo ..lo scopro solo adesso dopo averlo inseguito per decenni nelle mie fantasie creative, non posso quindi intervenire nel dibattito senza aver prima “macinato” duecento volte ogni suo “lavoro”. Certo leggendo i commenti di chi meglio e prima di me lo conosce, lo apprezza (leggo seppur con qualche riserva) deve trattarsi di un personaggio singolare…mi permetto un apprezzamento sui testi: nell’ultimo millennio non mi è capitato spesso di leggerne così intimisti, di vedere percorsi mentali prendere forma attraverso le parole e animarsi attraverso l’atmosfera generata dallo sfondo musicale. Un atmosfera che melodicamente non ti abbandona mai ma che ti permette di..lavorare con lui, ovviamente a livello di proiezioni della mente. Grazie Daniel….

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